Menu
catene05
catene00
catene13
catene10
catene07
catene04
catene14
catene08
catene11
catene01
catene12
catene06
catene02
catene03
catene09
catene15

Blog
anni :
2004
2003
2006
2005

Lavagna

Extra
Barzellette
leggi guestbook
firma guestbook

Altro
FriendTest

Contatore

Statistiche web e counter web
documenti - catene - catene01
Non è la solita cazzata comica che gira in rete, ma solo un modo per cercare di fare capire quali sono i rischi seri o meno di far girare catene di S.Antonio in rete ... spero che possa servire a rendervi un po' piu' consapevoli e meno creduloni

 

Intervista a Paolo Attivissimo, smascheratore di bufale elettroniche

Come ci si deve comportare una volta ricevuta una burla telematica?
So di dire una cosa che darà fastidio istintivamente a molti lettori, ma la regola d'oro è "senza verifica non si diffonde". Se si riceve un appello e non c'è modo o tempo di verificarne l'autenticità, l'appello non va spedito a nessuno. Invece tutti partono dal presupposto che tutto quello che vedono su internet sia autentico e comunque pensano "nel dubbio, male non fa" (non è così, purtroppo). E così le bufale continuano a intasare la rete. Ogni appello non verificato va cancellato e basta.

Le catene di Sant'Antonio sono da combattere? Se sì, perché?
Dipende. In teoria una catena di Sant'Antonio è un ottimo sistema per diffondere notizie vere: l'appello per la nigeriana Safya Hussaini, condannata a lapidazione, ne è un esempio. Ma gli appelli fasulli, cioè la stragrande maggioranza, sono assolutamente da combattere, perché hanno sempre un costo economico e umano. Ad esempio, nel caso di Craig Shergold, i cento milioni di cartoline che ha ricevuto, ipotizzando mille lire di affrancatura ciascuna, sono cento miliardi di lire buttati in fumo. Le aziende citate negli appelli riguardanti merendine e shampoo cancerogeni subiscono danni miliardari, che inevitabilmente si ripercuotono sui lavoratori di quelle aziende.
Altro esempio: circolano molti appelli per donatori di midollo osseo, che citano nomi di medici e ospedali che ora sono subissati di richieste di contatto dovute a queste catene di Sant'Antonio e devono quindi dedicare risorse a rispondervi, distogliendole dai malati. E poi c'è il costo umano. Molti appelli per persone gravemente malate o scomparse tornano a perseguitarne le famiglie per anni, con un tormento continuo e inarrestabile. Come si può sentire un padre che ogni giorno riceve e-mail, cartoline e telefonate di auguri di guarigione per una figlia da tempo morta di cancro?

In questi anni è riuscito a capire chi ha il tempo di inventarsi e di dare il via a questo tipo di catene? Le origini della catene di Sant'Antonio sono varie. Molte nascono da qualcuno che decide in buona fede di segnalare via e-mail una leggenda metropolitana sentita altrove (tipico esempio: «non digitare 09# sul cellulare quando te lo chiedono, è una truffa»). Poi ci sono le burle: catene create per divertimento, per la curiosità di vedere fin dove si propagano e soprattutto quanta gente ci casca («manda 20 sms e Nokia ti regala un telefonino»). Di queste, a volte, si scopre l'autore, solitamente pentito perché non riesce più a fermare la propria creatura. Infine ci sono i sabotatori: una ditta che vuole rovinare la reputazione dell'azienda rivale, un movimento politico o ideologico che vuole diffamare quello avversario, persino una nazione che vuole infangarne un'altra.

Qual è stata per lei la catena di Sant'Antonio più difficile da smascherare? Ce n'è una che mi è rimasta nel cuore perché difficile: non da smascherare, ma da accettare. Alcuni anni fa circolò l'appello per un uomo di 45 anni, della zona di Torino, colpito dalla "sindrome di Moschcowitz". Siccome il messaggio riportava nomi e numeri di telefono, mi permisi di chiamare per verificare l'autenticità dell'appello, pensando come al solito di trovare una smentita. Ma mi rispose con tono tristemente eloquente la moglie: disse solo «Grazie, ma ormai non serve più». Mi scusai per essermi intromesso così brutalmente nel suo dolore e le feci le mie condoglianze. Lei, avendo saputo che stavo scrivendo un articolo sul suo appello, mi pregò di far sapere il più diffusamente possibile che voleva essere lasciata
in pace con il proprio lutto. Da giorni, ormai, il telefono le squillava giorno e notte a causa dell'appello lanciato per disperazione dai figli. Chissà per quanti mesi ancora ha continuato a squillare. E poi dicono che le catene di Sant'Antonio non fanno male a nessuno.

8 febbraio 2002

Elenco di alcune bufale famose:

a.. Autentica ma tragicamente scaduta: Daniele Brandani cerca aiuto per sua figlia Lucia

b.. BUFALA: Appello per fermare la Terza Guerra Mondiale

c.. BUFALA: Microsoft ha comperato Red Hat

d.. BUFALA: SULFNBK.EXE, il virus letale per Windows

e.. Autentica ma scaduta: Cercasi donatore midollo osseo

f.. BUFALA: Gatti bonsai: gattini crudelmente allevati dentro una bottiglia

g.. BUFALA: Sodium laureth sulfate: dentifrici cancerogeni

h.. BUFALA: Gli stipendi dei parlamentari

i.. Autentica: Salviamo Safya Husseini condannata a lapidazione

j.. BUFALA: "Attenzione! Virus pericoloso annunciato ieri!" (rane Budweiser e simili)

k.. BUFALA: Craig Shergold, il 'bambino col tumore al cervello'

l.. BUFALA: La figlia di George Arlington sta morendo, salvatela con un e-mail

m.. Autentica ma scaduta: Una bambina all'ospedale Brotzu di Cagliari chiede aiuto

n.. Autentica ma tragicamente scaduta: Sindrome di Moschcowitz a Torino