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documenti - poesie - berlusconi

ODE A BERLUSCONI

A Silvio
Rimembro ancor
Quelle parole dette con candore:
"miei cari elettori
sono l'unto del Signore".


E quando dicesti:
"un milione di posti di lavoro",
molti pensarono:
"E' proprio un vero tesoro".


Con la reclame di Buongiorno e della Zanicchi
fregasti anche i vecchietti
e con le ragazze di Buoncompagni
attirasti pure i giovinetti


Per non parlare dei tuoi telegiornali,
dove Fede e Liguori,
non risparmiavano leccate,
da veri e proprio gladiatori.


Fini, Casini e Buttiglione
furono i tuoi alleati
e con Ferrara, Sgarbi e Bossi
pensa che gruppo di scienziati.


Sette mesi a Palazzo Chigi
e che belvedere!!
Con il decreto "salvaladri"
tutti fuori dalle patrie galere.


Craxi, Gava e Forlani
volevi salvare
da qui si notava
il tuo animo nobiliare.


Ma qualcosa andò storto
ci fu una grande opposizione popolare
per tutte quelle promesse
buttate a mare.


Ora ti di ripresenta
la grande occasione
con la nuova speranza
di prendere in giro la popolazione..


Ecco che incominciano
le nuove pubblicità
con il nuovo cuoio capelluto
e tanta ilarità.


"Aiutare chi è rimasto indietro",
c'è scritto,
quindi ci laureeremo
tutti con profitto.


Ed ancora:
"Un buon lavoro anche per te"
quindi non bisogna preoccuparsi
basta dare il voto a te.


"Meno tasse per tutti"
anche per chi è evasore fiscale
infondo anche quello
è in impegno sociale.


Benigni ti chiama
Silviuccio
ma sei l'unto del Signore
Perché commetti sempre il solito peccatuccio?


Un impegno concreto,
un dovere morale,
mi sembra di assistere
ad un comico spettacolo teatrale.


Un dovere assoluto,
un impegno sicuro,
meglio se del tuo programma
fossimo rimasti all'oscuro.


Forse ho travisato
forse non ho capito,
ma se tutte quelle promesse fossero vere
ne sarei veramente stupito.


Con programmi fasulli
salisti alla presidenza,
speriamo che tu non ripeta
la stessa esperienza.


A te uomo senza credo
contenitore vuoto,
io mi chiedo
come si può dare il voto.


Che schifo la tua falsità,
la tua politica della fanfara
viva gli ideali, viva il Comandante
Ernesto Che Guevara.

 


 

BERLUSCONI

Qui comincia l'avventura
di Berlusca presidente
che s'e' preso un cazziaton
da Dabbliu' Busc in person.

"Ma sta' attento a quel che dici!
Con 'ste gaffe da coglion
mi fai gli arabi nemici
e restiam senza petrol".

Berluscon, mortificato:
"Certo, si', rimediero'!".
Ma in effetti e' preoccupato:
"Ed adesso cosa fo?".

Chiama il fido Emilio Fede:
"Vieni qua, dammi un consiglio!".
"Presidente, se lei crede
c'e l'avrei" dice il famiglio.

"Cosa faccio?". "Porti a pranzo
lo sceicco Mustafa':
di petrolio ne ha d'avanzo
lo convinca la per la'".

"Non so l'arabo!". "E che fa?
Lei sorrida e a ogni domanda
gli risponda un bel Salam".
"Fede, e' il cielo che ti manda!".

Quando arriva lo sceicco
ingrugnato anzicheno'
Berluscon salamelecca
e gli fa: "Salam! Salam!".

"Venga, venga, sciur sceicco!
Son devoto dell'Islam!
Lei ha il petrolio, io sono ricco:
un bel business? Salam!".

Lo sceicco sorridendo
fa: "Vedremo". Berluscon
sotto braccio se lo prende
e lo porta nel salon.

"Un bel pranzo all'italiana,
proprio quello che ci vuol!
Or faremo colazione,
parleremo di petrol!".

Quando portano il menu'
lo sceicco punta il dito:
"Cos'e' questo?". "Che gli dico?
Ah: salam, salam, salam!".

Lo sceicco imbufalito:
"Can d'un can d'un infedel!
Il salame a me e' proibito!
Tu mi prendi pei fondel!".

Bestemmiando in suo linguaggio
Mustafa' prende cappel
e incazzato per l'oltraggio
se ne parte via in cammel.

Il Berlusca sconsolato
resta solo nel salon.
"Il telefono ha suonato,
e' per Lei, da Uoscinton".

"Pronto?". "Sono il Presidente!
Quello vero! Gi Dabbliu'!".
"Eh?". "Imbecille! Incompetente!
Tu fai danno sempre piu'!".

"Scusi sa ma non sapevo...".
"Disgraziato! Sei un coglion!
Lo sceicco s'e' incazzato
non da' piu' manco un bidon!".

"Mi consenta...". "Facch'iu'!
Or mi paghi tu il petrolio!".
"Come?". "Vendi le tivvu'!".